Le origini di Loranzè

Le prime notizie certe di Loranzè si ritrovano nella carta di fondazione del Monastero di S. Stefano d'Ivrea del 1041 in cui Loranzè figura tra le terre formanti la dote del Monastero stesso ("Duas cortes Parellum, et Laurodonum cum castellis ..."). Un documento successivo, del 1075, ci fa conoscere che il vescovo Oggerio permetteva al suddetto monastero di far legna nei boschi di Laurenciacum.
L'amministrazione di Loranzè era affidata alla famiglia Griva, che nel 1176 permuta le terre di Loranzè con i possedimenti che avevano i Conti di San Martino verso Pecco e questi ultimi divengono i Signori di Loranzè.
L'importanza di Loranzè in questo periodo la si deduce dal fatto che la bolla solenne del Papa Onorio III del 17 luglio 1224, con la quale vengono concessi al Vescovo d'Ivrea nuovi privilegi e possessi e riconfermati i precedenti, nomina, di tutta la Pedanea, solo Loranzè.
Loranzè è quindi un feudo della Chiesa eporediese, ma su di esso hanno giurisdizione, nel sec.XIII, varie casate : principalmente i S. Martino (di Loranzè, di Parella, di Rivarolo, di Castelnuovo), ma anchei signori di Settimo, il monastero di S. Stefano, il monastero di Sant'Orso di Aosta ed i Valbertini di Candia:.
Durante le lotte civili del XIV secolo (tra Papato e Impero, Guelfi e Ghibellini). i S. Martino, Guelfi, entrano in lotta con i Conti di Valperga, Ghibellini. Nelle ostilità il territorio di Loranzè ha danni immensi. I S. Martino cercano appoggio presso i Savoia, divenuti potenti: l'atto di sottomissione è firmato nel 1351 da Pietro di S. Martino.
Le lotte tra i nobili vengono in seguito sedate con l'arbitrato dei Savoia: il 10/12/1385 davanti al Conte Rosso di Savoia si presentano i nobili e, fatto nuovo e importante, anche il popolo: per la Pedanea vi è un certo Pietro Ponzono di Colleretto, eletto procuratore dal popolo dei cinque paesi. In questa occasione si stabiliscono anche le modalità di pagamento dei tributi annui che ogni comunità deve ai conti. Ma pochi anni dopo l'ira popolare esplode nuovamente nella rivolta dei "Tuchini". I motivi dell'insurrezione sono molteplici: a quelli di carattere puramente economico si assommano quelli di carattere istituzionale, politico-sociale e fiscale. Infatti nelle terre interessate dall'insurrezione non sono mai stati emanati statuti, non esistono organizzazioni comunali nemmeno embrionali e i signori tiranneggiano con imposte e prepotenze.
Anche se non risulta dai documenti una partecipazione della popolazione locale ai moti, sappiamo che la rivolta tocca Loranzè fin dall'inizio, ma la distruzione del suo castello non è totale ; rimangono 2 torri d'angolo e 1 muro, a partire dei quali viene subito riedificato a Nord della parte distrutta da Tuchini.
Solo nella metà del '500 Carlo di Loranzè inizia la costruzione ex novo dell'ala a valle.
I territori di Loranzè sono ancora feudi dei S. Martino, ma alla fine del '600 alcune proprietà vengono vendute a privati. Il '600 è un secolo difficile per Loranzè e tutta la Pedanea. Oltre alla guerra persistente, alla presenza di truppe straniere (soprattutto francesi) sul territorio che esigono cibo e materiali vari, ci sono anche alcune calamità naturali, gradinate e nubifragi, che aggravano la situazione.
Tra la fine del sec. XVII e l'inizio del sec. XVIII la proprietà del castello di Loranzè è molto frazionata e nella seconda metà del '700 si estingue la casata dei S. Martino di Loranzè. I beni passano, per linea femminile, ai Cortina di Malgrà e quindi, sempre per linea femminile, ai Conti Francesetti di Hautecourt e di Mezzenile, Infine, nel secolo scorso, la proprietà è ereditata dalla famiglia Boella.
A partire dal '700 la distribuzione della popolazione sul territorio di Loranzè subisce dei mutamenti. Se per tutti i secoli presi in esame la zona abitata è quella arroccata nella parte alta del territorio comunale perché più salubre e più facilmente difendibile, alla fine del '700 cominciano a popolarsi le terre pianeggianti: con la bonifica dei terreni e con il consolidamento di una vita comunitaria organizzata da un potere centrale sempre più valido, la piana diviene infatti più abitabile, con zone di terreno coltivabile sempre più vaste.
In una carta militare del 1780 la zona pianeggiante è denominata "cascina della Ceresa" di proprietà dei Conti. Ma già nel 1841 il Casalis afferma che nelle "Cascine del piano di Loranzè" dimora la metà circa degli abitanti del paese.

Dopo la seconda guerra mondiale, la rapida trasformazione della zona da agricola a industriale e la comodità delle comunicazioni hanno accelerato lo sviluppo del sito in pianura.